Neurofeedback

Il cervello può apprendere

Il nostro cervello non è un sistema statico, la sua attività cambia continuamente in relazione a ciò che viviamo, impariamo e sperimentiamo.

Questa capacità del cervello di modificare nel tempo il proprio funzionamento attraverso l’esperienza e l’apprendimento si chiama neuroplasticità. Significa che il sistema nervoso può sviluppare e consolidare modalità diverse di funzionamento in risposta a ciò che accade.

Per comprendere come funziona il Neurofeedback è utile fare un passo in più. Le cellule del cervello, i neuroni, comunicano continuamente tra loro attraverso segnali elettrici e chimici. Il Neurofeedback registra l’attività elettrica del cervello attraverso sensori applicati sul cuoio capelluto, in modo non invasivo.

È un po’ come accade con l’elettrocardiogramma: l’elettrocardiogramma registra l’attività elettrica del cuore, mentre il Neurofeedback rileva alcuni aspetti dell’attività elettrica cerebrale.

Questa attività viene poi restituita alla persona in tempo reale attraverso un feedback. In un certo senso, il cervello può ricevere un’informazione sulla propria attività, come se potesse vedersi in uno specchio.

Il feedback non dice al cervello cosa deve fare: gli offre invece un’informazione attraverso cui può riconoscere ciò che sta accadendo e, nel tempo, sperimentare modalità diverse di funzionamento. È su questa capacità di apprendimento e di autoregolazione che si basa il Neurofeedback.

Il modo in cui viene rilevata e utilizzata l’attività cerebrale può variare a seconda dell’approccio di Neurofeedback utilizzato. Esistono infatti diverse modalità e metodologie di training, che possono lavorare su caratteristiche differenti dell’attività cerebrale.

Nella mia pratica clinica utilizzo due differenti modalità di Neurofeedback, che non considero alternative ma potenzialmente complementari; la scelta dipende dalla storia della persona, dai sintomi o dalle difficoltà che sta vivendo, dal suo funzionamento e dagli obiettivi terapeutici.

Nel Neurofeedback a bande si lavora su specifiche caratteristiche dell’attività EEG (ElettroEncefaloGramma), come la potenza di determinate bande di frequenza.

L’attività elettrica del cervello non è costituita da un unico tipo di segnale, ma comprende oscillazioni che si manifestano a frequenze diverse. Queste vengono convenzionalmente raggruppate in bande di frequenza, che possono essere osservate e misurate attraverso l’EEG.

La ricerca neuroscientifica ha evidenziato che alcune caratteristiche dell’attività EEG possono essere associate a specifici processi cognitivi, emotivi e comportamentali e, in alcuni contesti clinici, a particolari profili di funzionamento. Queste osservazioni possono contribuire a orientare la valutazione e la scelta del training, sempre all’interno di una lettura complessiva della persona.

Nel training si selezionano determinate caratteristiche del segnale e il feedback viene costruito in relazione a ciò che si vuole allenare e ai pattern di attività che si osservano.

È quindi un lavoro mirato su specifiche componenti dell’attività cerebrale, attraverso un processo di apprendimento basato sul feedback.

L’Infra-Low Frequency Neurofeedback (ILF) è una modalità di Neurofeedback che lavora sulle oscillazioni estremamente lente dell’attività elettrica cerebrale, a frequenze inferiori a 0,1 HZ.

A differenza del Neurofeedback a bande, che lavora su specifiche bande di frequenza, l’ILF non utilizza un’unica frequenza di training definita in anticipo. Nel metodo Othmer, la frequenza viene ricercata e progressivamente adattata osservando la risposta fisiologica della persona durante il training.

L’obiettivo è individuare quella che viene definita Optimal Response Frequency (ORF), cioè la frequenza alla quale la persona mostra la risposta più favorevole durante il training. Questa frequenza non viene quindi considerata uguale per tutti, ma viene ricercata e affinata individualmente.

L’attenzione è rivolta in particolare ai processi di regolazione dell’attività cerebrale e dell’arousal, cioè del livello di attivazione e di vigilanza del sistema nervoso. Nel corso del percorso possono essere modificati la frequenza di training, il montaggio e altri parametri, sulla base di ciò che emergedurante il training.

Cosa può cambiare

Anche nell’ILF il feedback fornisce informazioni attraverso cui il cervello può sperimentare e apprendere modalità diverse di funzionamento, all’interno di un processo fortemente individualizzato.

Il Neurofeedback non mira semplicemente a modificare un parametro dell’attività cerebrale. L’obiettivo del training è favorire una maggiore capacità di regolazione e adattamento del sistema nervoso, che può riflettersi nel modo in cui la persona vive e affronta le proprie esperienze.

A seconda della situazione, questo può significare riuscire a dormire meglio, mantenere più facilmente la concentrazione, sentirsi meno sopraffatti dall’attivazione o dallo stress, recuperare più rapidamente dopo momenti intensi, percepire una maggiore stabilità nel proprio funzionamento o sentirsi più presenti e disponibili nella vita di ogni giorno.

Non esiste quindi un risultato uguale per tutti. Il cambiamento che si cerca è quello che, nel quadro complessivo della persona, può tradursi in un funzionamento più equilibrato e in una maggiore possibilità di stare bene

Un lavoro personalizzato

Il Neurofeedback non viene applicato secondo un protocollo identico per tutti. La scelta della modalità di training e dei suoi parametri tiene conto della storia della persona, dei sintomi o delle difficoltà che sta vivendo e degli obiettivi del lavoro.

Durante il percorso, le risposte al training vengono osservate e monitorate con attenzione. Attraverso specifici strumenti di monitoraggio, le informazioni raccolte all’inizio del percorso possono essere confrontate con quelle rilevate dopo un certo numero di sedute, offrendo elementi di verifica che aiutano a seguire nel tempo ciò che cambia e a orientare le scelte successive in base a ciò che emerge.

Non si tratta quindi di applicare semplicemente una tecnica, ma di costruire un’esperienza di apprendimento personalizzata, rispettando la persona e i suoi tempi.

Quando può essere utile

Il Neurofeedback può essere preso in considerazione quando alcune difficoltà persistono nel tempo e si desidera lavorare sulla capacità del sistema nervoso di regolare la propria attività e adattarsi alle richieste dell’esperienza.

Può trovare spazio, ad esempio, quando sono presenti difficoltà legate al sonno, alla concentrazione, alla gestione dello stress o a una difficoltà generale di recupero e regolazione.

Può inoltre essere integrato all’interno di un percorso psicoterapeutico, quando si ritiene utile affiancare al lavoro sulla mente un intervento rivolto anche ai processi di regolazione del sistema nervoso.

Non è però necessario che sia presente una condizione patologica specifica. La valutazione parte sempre dalla persona, dalla sua storia e dal quadro complessivo, per comprendere se, come e quando il Neurofeedback possa essere indicato.

Un lavoro integrato

Il Neurofeedback si inserisce nella visione di Neurovivum, in cui mente, corpo e cervello vengono considerati nella loro continua relazione.

L’obiettivo non è lavorare sul cervello come se fosse separato dalla persona, ma comprendere come i diversi livelli del funzionamento si influenzino e possano essere coinvolti nel percorso di cambiamento.